San Giorgio martire

“O SAN GIORGIO PROTEGGI LE NOSTRE FAMIGLIE, I NOSTRI FIGLI, E TUTTE LE PERSONE CHE AMIAMO DA QUESTA EPIDEMIA CHE CI HA COLPITO”.

Nel IV secolo tutti i sudditi dell’Impero romano dovevano offrire sacrifici agli dei. Erano tenuti a farlo in modo particolare i militari, che dovevano dimostrare così la loro fedeltà all’imperatore Diocleziano. A Lydda, in Palestina (attuale Lod in Israele), un giovane ufficiale originario della Cappadocia di nome Giorgio si rifiutò di adorare gli idoli perché cristiano. Venne giustiziato. In che modo? Le fonti storiche non sono concordi, perché gli elementi leggendari si sommano alla verità storica. C’è qualche fonte che lo indica come morto per fame dopo che era stato gettato in un pozzo. Altri testi affermano che era stato obbligato a bere del piombo fuso, altri ancora che era stato imprigionato per sette anni e sottoposto a continue torture. Il dato certo è che dall’Oriente — dove è venerato come “megalomartire” — all’Occidente, il culto nei suoi confronti è comune a tutte le Chiese.

La tradizione vuole che suo padre, di nome Geronzio, adoratore degli idoli, si trasferì in Cappadocia, dove nacque Giorgio, intorno al 280. Sua madre si chiamava Policronia ed era cristiana all’insaputa di suo marito. Istruì il figlio alla fede e lo fece battezzare. Passato in Palestina, Giorgio entrò nell’esercito imperiale come tribuno, dove servì l’imperatore fino alla sua uccisione.

La devozione del popolo a questo martire ha attraversato i secoli e i confini di ogni nazione. Un dato sicuro è che agli inizi del IV secolo, l’imperatore Costantino fece erigere a Lydda una basilica in onore del martire. La sua venerazione si estese dalla Palestina al resto dell’Impero romano di Oriente. Nel secolo successivo, la sua popolarità giunse anche nella parte occidentale dell’Impero. Verso gli anni 518-530, l’arcidiacono e bibliotecario Teodosio riferisce che Diospolis, l’antica Lydda, era il centro del culto a Giorgio. Un pellegrino anonimo di Piacenza attesta la stessa cosa nel 570 circa.

Sembra che il culto al santo giunse a Roma sotto Leone ii (682), il quale fece costruire una chiesa in onore dei santi Sebastiano e Giorgio, nella quale, durante il pontificato di Zaccaria, venne trasferito il cranio di Giorgio.

Anche Jacopo da Varagine, nel XIII secolo, nella sua Leggenda aurea si occupò di lui. Raccontò che nel lago della città di Silene, in Libia, vi era un drago, il quale uccideva chiunque incontrasse. Per calmare la sua fame, gli abitanti ogni giorno gli offrivano due pecore. Venendo a scarseggiare il bestiame, iniziarono a offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno la scelta cadde sulla figlia del re, il quale offrì metà del suo regno per salvarla, ma inutilmente, perché il popolo non accettò la proposta. Intervenne allora il giovane cavaliere Giorgio, il quale aiutò la principessa a salvarsi e riuscì a catturare il drago, ferendolo con la lancia. Portatolo in città, invitò la popolazione a convertirsi a Cristo e, una volta che il re con i suoi abitanti ebbero chiesto il battesimo, Giorgio uccise la bestia. Questa storia al tempo delle crociate ebbe grande diffusione, soprattutto tra i cavalieri inglesi e francesi, in quanto san Giorgio divenne un simbolo della lotta contro il male e il demonio.

Il culto al santo, dalla città di Lydda — dove la chiesa in suo onore fu distrutta nel 1010 e poi ricostruita dai crociati, per venire nuovamente ridotta in macerie nel 1191 da Saladino — ben presto si estese e si moltiplicarono le chiese a lui dedicate, soprattutto in Oriente. Poi la devozione si diffuse anche in Europa, dove molte località portano il suo nome e intere città e nazioni lo hanno scelto come patrono. Basti ricordare l’Inghilterra, il Portogallo, l’Aragona, la Lituania, il Montenegro. Addirittura una nazione intera è a lui dedicata, la Georgia. Figura anche nello stemma di Mosca, dove è raffigurato un cavaliere con una lancia in mano mentre uccide un basilisco: l’immagine viene identificata quella di san San Giorgio e il drago. In Italia molte città lo hanno scelto come patrono: tra queste, Genova, Ferrara, Reggio Calabria. Una sottolineatura particolare merita la diffusione del culto nel capoluogo calabrese. La devozione al santo risale agli inizi dell’XI secolo, quando nel 1086 il saraceno Bonavert di Siracusa sbarcò a Reggio e distrusse il monastero di San Nicolò, sulla Punta Calamizzi, e la chiesa di San Giorgio, danneggiando le immagini dei santi. Il duca Ruggero Borsa sferrò il contrattaccò e inseguì Bonavert, uccidendolo e riuscendo a conquistare Siracusa. La tradizione vuole che Ruggero sia stato aiutato dalla protezione di san Giorgio. Da allora i reggini hanno tributato grande onore al santo, eleggendolo a patrono. È venerato inoltre come patrono degli arcieri, cavalieri, soldati, alabardieri, armaioli, lebbrosi, martiri inglesi, come anche del movimento scout, degli esploratori e delle guide. (nicola gori)

Fonte: L’Osservatore Romano. www.vativannews.va