ORIGINE DELLA BASILICA

Assisi, Municipio romano, sorse alta, appoggiata alla costa del Subasio, dove questa “frange più sua rattezza”, tutta raccolta intorno ad un ampio e sontuoso foro da cui emergeva, fra gli altri, il tempio di Minerva. Distrutto il Municipio dalle invasioni barbariche, fiorì, incrostata a quelle rovine, la città altomedioevale che si sviluppò orizzontalmente lungo i prolungamenti del decumano, chiusa in una nuova cinta ubica, come entro le sponde di uno scafo in pietra. Ai due estremi, ma fuori, i mausolei di Francesco e di Chiara, vanto e fama della città del mondo.

S. Rufino - S. Chiara - Chiesa Nuova

La tomba di santa Chiara fu pensata e voluta fuori la porta urbica, nella chiesa di San Giorgio, dove fu già sepolto provvisoriamente Francesco e dove fu tumulata la Santa il 12 agosto 1253.

La chiesa di San Giorgio era appena fuori la porta omonima della città, poco più in basso della strada che, uscendo dalla città, si dirigeva “versus Ispellum”; un’altra strada saliva a san Rufino, ed una terza, costeggiando la muraglia romana, scendeva verso porta Moiano. Pertanto il luogo era detto “Tribium S. Georgii”. Tra la strada e la chiesa sorgeva, da non molto, un ospedale annesso alla chiesa; il tutto dipendeva dal Capitolo della cattedrale.

Mentre per la chiesa-mausoleo, da innalzare in onore di san Francesco, si determinò il luogo solo dopo due anni dalla morte, per quella da dedicare a santa Chiara ci si orientò subito verso la parte opposta della città, accanto appunto alla chiesa di San Giorgio (Marino Bigaroni, La Basilica di S. Chiara in Assisi, p.13).

A tre anni dalla morte e a un anno dalla canonizzazione di S. Chiara si iniziò nel 1257 con la costruzione della chiesa e del convento attiguo delle Clarisse, che dal 1212 avevano vissuto a S. Damiano.

 

DESCRIZIONE ARTISTICA

Basilica S. Chiara

 

L’edificio è caratterizzato dall’esecuzione di tutto il corpo con fasce rosa e bianche di pietra del Subasio e dai maestosi archi rampanti di sostegno ai due lati della chiesa.

L‘interno è strutturato come la chiesa superiore di S. Francesco con una navata unica che termina in un transetto con abside poligonale. Anche qui una galleria percorre il perimetro, però, contrariamente a S. Francesco, all’altezza dei capitelli dei pilastri.

 

Sulla navata, in prossimità del transetto, si aprono lateralmente le due cappelle: Sant’Agnese d’Assisi e San Giorgio. Esse non facevano parte dell’organico della pianta originale della basilica, ma furono aggiunte in epoca successiva, come avvenne nella Basilica superiore di San Francesco.

La Cappella di Sant’Agnese, detta poi anche di San Michele che, con i restauri del 1999-2001, è diventata la cappella del SS. Sacramento, è sul lato sinistro e vi si accede per un grande arco ogivale, ridimensionato in basso da una balaustra di pietra, munita di una cancellata in ferro battuto.

In corrispondenza del lato destro della seconda, terza e quarta campata della basilica, vi è la cappella di San Giorgio. Qui viene conservato il Crocifisso che a S. Damiano parlò a S. Francesco, ordinandogli di “riparare” la Chiesa.

Nella parte dietro il Crocifisso, oggi Presbiterio (ex cappella del SS. Sacramento), affresco di Puccio Capanna (1340-46), Madonna col Bambino in trono con i Ss. Chiara, Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Francesco, ed altri affreschi della scuola di Giotto e di Lorenzetti.

Nel transetto di sinistra della basilica, tavola con la Vita di S. Chiara del cosiddetto Maestro della S. Chiara (fine XIII sec.); affresco staccato con Natività giottesca del XIV secolo. Nelle lunette, scene dal Vecchio Testamento, simili a quelle del ciclo superiore nella basilica superiore di S. Francesco (fine XIII sec.).

L‘altare maggiore è racchiuso da un colonnato di 12 colonnine poligonali, opera di uno scalpellino umbro del XV secolo, con una cancellata in ferro battuto del XVIII secolo. Sopra l’altare maggiore campeggia la grandiosa croce sagomata (1255-1260), attribuita al cosiddetto “Maestro di Santa Chiara“, recentemente identificato con il pittore Benvenuto Benveni da Foligno, che si vuole sia anche autore della tavola di S. Chiara e di quella della Madonna della Cortina. Ai piedi del Cristo, Francesco e Chiara adoranti e l’immagine dell’abbadessa Benedetta che la commissionò.

Sopra l’altare, nelle vele della volta a crociera, il “Maestro espressionista di S. Chiara” cioè, Palmerino di Guido da Assisi (1330-1335), collaboratore di Giotto nella Basilica di S. Francesco, ha proposto con egregia capacità espressiva, il trionfo della verginità cristiana. Nella vela verso l’abside: Madonna con il Bambino e S. Chiara; nella vela opposta S. Agnese vergine e S. Agnese d’Assisi, sorella di S. Chiara. Nella vela sinistra S. Caterina e S. Margherita, mentre nella vela destra sono S. Cecilia e S. Lucia.

Nel transetto di destra la tavola della Madonna della Cortina, bizantineggiante del tipo Hodighitria, cioè della Madre di Dio, XIII secolo, attribuita al Maestro della S. Chiara. Affreschi sempre riferiti a S. Chiara e scene bibliche del cosiddetto Maestro Espressionista di S. Chiara (prima metà del XIV sec.).

Nella cripta, costruita nel 1850-72, ristrutturata nel 1935 in forme neogotiche, si conserva il sarcofago con il corpo di S. Chiara, ritrovato nel 1850. Di recente costruzione l’ambiente per esporre le reliquie di S. Francesco e di S. Chiara.

 

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La Basilica di S. Chiara in Assisi